relazioni

Il ring e la relazione

Stare davanti a un’avversaria, per me, non era solo una questione di tecnica, di competizione, di passione. Era un esercizio di presenza, di allenamento relazionale, di esplorazione oltre.
Significava osservare con attenzione ogni minimo dettaglio, mantenere lucidità e calma anche quando tutto dentro sembrava accelerare.
Quella sensazione, unita a tocchi tutt’altro che leggeri, nasceva da un ascolto profondo: il respiro, il battito del cuore. Ritmi allenati, familiari, che mi ancoravano al presente, al qui e ora.

E in quello spazio di presenza, qualcosa accadeva.
Riuscivo a cogliere segnali impercettibili: un respiro che cambiava, un leggero spostamento, il preludio silenzioso di un attacco. Bastava una frazione di secondo… e scattavo.
Un colpo a mano chiusa partiva deciso, potente, come una scarica. Qualcuno la chiamava “una bella castagna” nel gergo del contesto. L’energia si raccoglieva in un istante — dai piedi, al corpo, al bacino, alla spalla — e si concentrava tutta in quel contatto tra la mia mano e il volto dell’altra.

Era lì che guardavo. Sempre.
Lo sguardo fisso, sì, ma allo stesso tempo aperto, capace di abbracciare tutto. Mi serviva per non perdere me stessa, e per sorprendere l’altra.
Era un equilibrio sottile, quasi invisibile, ma reale.

Alla fine ci abbracciavamo per davvero.”

Quando affianco i professionisti che lavorano nella relazione d’aiuto, i gruppi di lavoro, chiedo loro di fare una cosa che può sembrare strana: rallentare.
Sì, proprio così. Rallentare. E portare l’attenzione al respiro.
Sul ring e sul tatami, dove tutto sembra richiedere velocità, esercitarsi a rallentare internamente facilita l’allenamento della sensibilità. Paradossale, vero?

Racconto loro che esiste una seconda velocità. Un ritmo interiore. Diverso da quello che percepiamo fuori, nel mondo che corre. È come quando chiedo di portare l’attenzione ai piedi e molti, istintivamente, abbassano lo sguardo per controllare che siano ancora lì, ben piantati a terra. Come se bastasse vederli per sentirli davvero.

Eppure, possiamo farlo senza guardare.
Anche quando tutto intorno sembra muoversi troppo in fretta, anche quando la situazione ci pressa e pretende una risposta immediata, possiamo tornare al respiro.
E, facendo un po’ di strada dentro di noi, anche al battito del cuore.

Da lì cambia tutto.
Lo spazio si amplia, la percezione si allarga.
Ci sentiamo più capaci di sostenere ciò che sta accadendo, anche quando è intenso, travolgente. Regoliamo il nostro sistema nervoso. Gli diamo il permesso di attraversare, di sentire, senza crollare, attaccare o fuggire. Se non necessario.

È lì che si allena la sensibilità.
Non nella velocità.
Ma nella lentezza. Nel respiro. Nella presenza.

Nelle situazioni che sembrano correre troppo in fretta e richiedere risposte immediate, abbiamo sempre la possibilità di ristabilire la connessione con il nostro respiro. Con i segnali del nostro corpo e delle nostre emozioni.

È in quel momento che cambia la percezione. Si amplia lo spazio delle possibilità. Diventa più sostenibile ciò che stiamo vivendo. Regoliamo il sistema nervoso e gli permettiamo di attraversare anche le emozioni più intense, restando al sicuro.

Nei percorsi di Manutenzione Emotiva® utilizziamo il corpo, le emozioni, le reazioni attivate da metodi attivi, Playback Theatre, giochi, tecniche mutuate dalla kickboxing e dal pugilato, strumenti analogici (Carte delle Azioni Possibili), scrittura, lavori in piccolo e grande gruppo.

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